Alfio Antico, il “tamburo parlante”, un artista unico. L’istinto e la carnalità dell’animale. Il virtuosismo e la destrezza del genio. Ma Alfio Antico non è soltanto l’ultimo aedo di una cultura popolare. Alfio Antico è la cultura popolare. È la “radica” di una cultura ancestrale, le cui origini si perdono nel tempo. Ancestrale e, nello stesso tempo, futurista. Selvaggio e poetico, acustico ed elettronico, tradizionale e sperimentale, colto e popolare, tragico e comico, teatrale e musicale, bucolico e spettrale, minimale e sontuoso. Così appare Alfio Antico in questo album, nel quale tammurriate e tarantelle s’intrecciano con Nick Cave, Battiato, Tom Waits, Quentin Tarantino, punk e bluegrass. E il modo di cantare – una sorta di arcaico impasto metafonetico tra gergo pastorizio e lentinese, racconti mitologici, suoni e rumori della natura – è «sicilian rap», come lo ha definito Gino Robair, il collaboratore di Tom Waits, Terry Riley e John Zorn, che ha anche partecipato alla realizzazione del disco “Trema la terra” prodotto da Cesare Basile in uscita a marzo 2020 per Ala Bianca Records.

Nato in Sicilia a Lentini, Alfio Antico è riuscito a costruire uno stile
musicale unico grazie alle sua conoscenza e ai suoi profondi legami
con la tradizione e alla sua grande creatività, diventando così il più
grande portavoce al mondo del suo strumento. Fino a 18 anni ha
vissuto lavorando come pastore, circondato dalla natura e in
profonda connessione con questa, assorbendo le storie e le leggende
raccontate dalla nonna, ma anche le tecniche strumentali diventate
poi il suo marchio di fabbrica e, molto spesso imitate.
La voce del vento, il suono degli animali, delle campane, i racconti
degli anziani e una terra popolata da millenni, con profondi legami
con l’antica Grecia sono solo alcuni elementi del suo stile. Alfio però
non è soltanto l’uomo che conserva la tradizione ma anche l’artefice
della sua proiezione nella modernità e, la sua scelta di diventare
musicista professionista, era esattamente ciò a cui aspirava. Bastò un
solo incontro, una jam in Piazza Della Signoria a Firenze, per fare sì
che Eugenio Bennato “scoprisse” Alfio e lo scegliesse come membro
del suo gruppo Musicanova insieme a Teresa De Sio, contattandolo,
in un’epoca in cui non esistevano social, con una lettera al Comune
di Lentini per avere un suo recapito. Da allora Alfio Antico è
diventato un musicista professionista, in studio e in tour con alcuni
dei più grandi della musica italiana, da Lucio Dalla a Fabrizio De
Andrè, senza scordare Vinicio Capossela, suoi i tamburi ne “Il Ballo
Di San Vito”, Carmen Consoli, Peppe Barra e la Nuova Compagnia
Di Canto Popolare o ancora i lavori teatrali al fianco di nomi come
Giorgio Albertazzi.
I suoi ritmi incredibili fanno da sfondo per testi, sempre poetici, con
una vena pastorale in cui anche la parola si fa suono.
Anche i suoi strumenti hanno un’anima e li costruisce dall’inizio,
utilizzando vecchi setacci e i cimbali presenti sui tamburi; le
decorazioni che riprendono temi zoomorfi dai pattern quasi tribali,
altro non sono che immagini di fantasia dell’autore.

02 Aug 2020 World Stage, Il Pigno

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